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Fiabe antiche e popolari d'Italia

Fiabe antiche e popolari nei diversi idiomi d'Italia.
Testi originali con traduzione a fronte e note di lettura a cura di Adalinda Gasparini e Claudia Chellini


Le fiabe più antiche sono italiane: pubblicate nel Cinquecento a Venezia e nel Seicento a Napoli,  vi hanno attinto Perrault e i Fratelli Grimm. L’Italia può inoltre vantare un formidabile patrimonio di fiabe popolari, raccolte sul campo fra Otto e Novecento, dal quale Calvino ha tratto le sue Fiabe italiane. Con la collana Fiabe antiche e popolari d’Italia, ci proponiamo di divulgare questo patrimonio, affiancando ai testi dialettali di ogni regione una nuova traduzione. Le fiabe - letterarie e popolari - che si sono formate nel corpo a corpo fra popoli colonizzatori e colonizzati, sono insuperabili per pregnanza, varietà di motivi e potenza narrativa. Vero nutrimento per la mente di chi cresce, incantano come in passato le nuove generazioni.


     

Copertina Sardegna

 

Passat una femmina chi bendiat scarpinus totu ricamaus in oru; pigat issa e da zerriat, e si ndi misurat una pariga; comenti si nd'intrat unu, di mancat su respiru; si ponit s'atru, e arrui a s'atra parti.
Cussa femmina si nd'est andara; eccu chi benisti is bandius po da portai a sa festa e d'ancontranta morta, si poninti a prangi e subitu di fainti unu nicciu di fainti ponni unu birdi, e da poninti in sa porta. (Cagliari, XIX sec., Is trasgi bandius)

Contos de fochile - racconti da focolare -, con questo dolce nome che rievoca tutta la tiepida serenità delle serate famigliari passate accanto al paterno camino, da noi vengono chiamate le fiabe, le leggende e tutte le narrazioni favolose e meravigliose, smarrite nella nebbia di epoche diverse dalla nostra. Il popolo sardo, specialmente nelle montagne selvagge e negli altipiani desolati dove il paesaggio ha in se stesso qualcosa di misterioso e di leggendario, con le sue linee silenziose e deserte o con l'ombra intensa dei boschi dirupati, è seriamente immaginoso, pieno di superstizioni bizzarre e infinite. (Grazie Deledda) 
Queste fiabe testimoniano della fantasia con la quale il narratore - e i suoi ascoltatori - hanno coltivato e tramandato la varietà delle parlate sarde, tra le quali sono vere e proprie perle le fiabe alloglotte, tabarchina e catalana, di comunità formate dai discendenti di antiche migrazioni di popoli che si rifugiarono in Sardegna, dove trovarono una nuova patria.

     

Copertina Emilia-Romagna

 

Quand la fò fora ad porta e ch la vèst che quest u la seguiteva la i dèss, par carité, ch un andess dri a lì, parchè lì l’andeva a fes magné da e dregh e che la stessa sorta la sreb tucheda a chi ch’andeva dri a lì. Lò e’ dess che s l’andeva a fes magné, lì, l’era cuntent ad fess magné cun lì. (Lugo di Romagna, XX sec., Il drago dalle sette teste )

Se è napoletano il primo libro di fiabe del mondo, è bolognese la sua prima traduzione integrale, delle sorelle illuministe Zanotti e Manfredi. Grazie a questa opera, purtroppo finora poco conosciuta, le cinquanta fiabe della raccolta hanno avuto una larga diffusione nella tradizione popolare dell’Emilia e della Romagna.
Questo volume ne dà ampia testimonianza, rendendo nuovamente accessibili, insieme ad alcuni racconti della traduzione settecentesca, fiabe raccolte nell’Ottocento in Emilia e in Romagna dalla viva voce del popolo.

     

 

Copertina Toscana

 

Arrivò al palazzo, fece scaricare questo cavallo, e fece portare questa scatola nella sua camera per dormire, poi chiamò la madre e gli disse: "Madre mia, io sono andato a caccia, ma mi sono trovata la moglie" - "Ma cos'è, una popa, una morta?" - "Madre mia, - rispose il figlio, - lei non s'interessi di quello che è: questa è mia moglie". (Siena, XIX sec., La scatola di cristallo

Questo volume contiene fiabe antiche e popolari senza traduzioni a fronte, unico nella collana: le fiabe raccolta in Toscana sono comprensibili per tutti gli italiani, come il grande capolavoro di Collodi. Insieme alla Sicilia, la Toscana è la regione più ricca di raccolte, particolarmente belle, scritte anche da insigni studiosi non toscani, come il napoletano Vittorio Imbriani e il siciliano Giuseppe Pitrè. Vi si trova l’ironia lieve e arguta di Collodi, che prima di dar vita a Pinocchio tradusse le fiabe francesi da par suo. Se il francese Perrault conclude il Gatto con gli Stivali esortando i giovani ad aver fiducia nel grande successo che si può ottenere col lavoro e l’ingegno, Collodi molto toscanamente aggiunge che questa morale è proprio adatta ai gatti e ai marchesi di Carabas.

     

Copertina Sicilia

   «Rusidda, tu veru lu vô’ sapiri comu io mi chiamu?» - «Sì, sì, sì!» - «Ora vidi ca io mi chiamu lu Re d’Amuri!» e dicennu accussì, spirisci iddu, spirisci lu vacili, spirisci  lu palazzu, e Rusidda si trova jittata ‘nta ’na chianura senza un’arma chi l’ajutassi. (Sicilia, XIX sec., Lu Re d'Amuri)

Non è un caso se la Sicilia, ricca di una insuperabile tradizione letteraria per la lontana origine della poesia e della lingua italiana e per i suoi scrittori, ha avuto il più grande tra gli studiosi raccoglitori di fiabe: Giuseppe Pitrè.
Introducendo il primo dei quattro volumi di fiabe della sua raccolta, dalla quale abbiamo trascritto e tradotto dieci fiabe, così descrive la "più valente" delle sue narratrici: "Da fanciulla ebbe raccontate da una sua nonna, che le aveva apprese dalla madre e questa, anche lei, da un suo nonno, una infinità di storielle e di conti; avea buona memoria, e non le dimenticò mai più. [Il suo linguaggio è] pieno d'inspirazione naturale, a immagini tutte prese agli
agenti esterni, per le quali diventano concrete le cose astratte, corporee le soprasensibili, vive e parlanti quelle che non ebbero mai vita o l'ebbero solo una volta."

     

 

Copertina Veneto

 

La poavola, vedute le superbe nozze di l'una e l'altra sorella, e il tutto aver sortito salutifero fine, subito disparve. E che di lei n'avenisse, mai non si seppe novella alcuna. MA giudico io che si disfantasse, come nelle fantasme sempre avenir suole. (Veneto, XVI sec., La poavola)

Questo volume dedicato al Veneto è composto per la maggior parte da fiabe letterarie. Si rende così onore all'opera cinquecentesca del misterioso Giovan Francesco Straparola, che per primo le incluse in una raccolta di novelle. Nella sua opera, pubblicata a Venezia e presto divenuta un best seller europeo, si trovano le versioni più antiche di fiabe molto amate, come Il Gatto con gli stivali, La Bella e la bestiaGiovannin senza paura.